Catamarano Homaok.
17/05/2010
Faial, Azzorre
Nove giorni.
Questa mattina ho aperto gli occhi, guardato l'ora, le otto e mezza. Abbastanza presto. Poi l'occhio mi è caduto sulla data,17 Maggio. Nove giorni, siamo arrivati a Faial nove giorni fa!
Quanto tempo passiamo a fantasticare di luoghi lontani e viaggi? Sfogliando giornali, riviste e libri, oppure guardando documentari e servizi televisivi, veniamo continuamente bersagliati da immagini di luoghi, terre, isole. Le storie affascinanti che ascoltiamo, i popoli diversi con i loro usi e costumi, il desiderio di conoscenza. Tutto sembra cosi lontano, i giorni passano uno dietro l'altro, la monotonia delle nostre vite ci culla e ci trasporta negli anni.
Però qualche volta, i sogni si avverano e quasi senza rendersene conto il mondo si dischiude davanti ai nostri piedi e il viaggio tanto desiderato prende il via: allora, la terra che desideravi raggiungere, il luogo dalle mille promesse, compare lentamente tra le nebbie all'orizzonte, la sagoma scura del vulcano si delinea, le scogliere nere a piombo sul mare blu scuro, la vetta nascosta tra le nubi, il verde delle campagne coltivate e il bianco delle case basse, gli alti frangi flutti della diga foranea del porto pronto ad accogliere il viaggiatore.
Le Azzorre.
La scoperta di queste isole trascende la mera geografia. Centinaia di fotografie sono state scattate, migliaia di parole sono state scritte sulla loro storia, chiunque può prendere contatto con questa immensa mole di dati, ma quello che non troverete scritto da nessuna parte, per quanto possiate cercare, è l'umanità che permea le strade di queste terre.
Homaok sonnecchia tranquillo in seconda fila, ormeggiato ad una grossa vela di ferro, mentre noi veniamo trasportati da una barca all'altra, da un incontro all'altro, ebbri di conoscenza, sommersi da racconti di avventure, di esperienze, di sentimenti, passioni, amori, solitudine, rancori, il cervello fatica a stare dietro a tutto questo e il tempo vola, è la vita che scorre nei cuori potenti di queste genti di mare, l'energia che si trasmette attraverso le strette di mano: mani forti, asciutte e piene di calli, mani segnate dalle intemperie; e gli occhi; occhi che hanno visto gli spazzi immensi dell'oceano, profondi come gli abissi, occhi che ti scrutano, penetrano nel tuo animo e scavano solchi, ti spogliano, denudano il tuo vero io; il sorriso, le labbra che si schiudono in un gesto di apprezzamento, perché quello che i loro occhi hanno visto è piaciuto, perché l'esame è passato, perché sei accettato nel gruppo, riconosciuto come uno di loro; l'orgoglio che invade, sommerge i nostri cuori e i polmoni si riempiono di questa aria salmastra, è a la vita in questo piccolo angolo ai confini del mondo.
Le Azzorre.
Una perturbazione ci tiene fermi, ma siamo onesti, non è così forte, solo che in mare alcune volte bisogna dare retta alle sensazioni, pochi hanno voglia di affrontare la sua ira e se gli impegni lo permettono è inutile forzare la mano al destino, ancora mille miglia ci separano da Gibilterra, cinque, sei giorni, poi la prua sarà diretta verso Valencia, per il trenta possiamo essere in porto, il tempo c'è e nonostante il desiderio di ritornare tra i propri cari sia bruciante, abbiamo deciso di ritardare ancora di 24 ore la partenza.
Anche queste scelte fanno di noi dei marinai, saper rinunciare alla sfida, vivere il mare con rispetto.
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