mercoledì 3 marzo 2010

Catamarano Homaok.

03/03/2010

St. Thomas, USVI.

Oggi sono in una condizione di spirito particolare. Allora “On”.
La musica entra nella mia testa attraverso le auricolari, gli occhi si chiudono. La tensione dei muscoli si allenta. Sono sdraiato sulla rete a prua di Homaok, il sole tramonta alla mia destra, davanti a me ho le grandi navi da crociera che ogni giorno arrivano in questo porto col loro carico di turisti. Vento da sud, basse onde molto corte riescono a infilarsi tra i due capi che chiudono la rada, creano risacca. Un tempo mi avrebbe dato fastidio, ma questa sera il beccheggio del catamarano mi culla. Su e giù, così dolcemente, su e giù, il mio corpo oscilla sulla rete e ancora, su e giù, il ritorno tra le braccia materne.
“O Paraiso” dei Madredeus, ormai conosco questo gruppo da molti anni, Teresa Salgueiro, la sua è sicuramente la voce di un angelo, si accorda al mio stato, si accorda al moto della barca.
Superati i primi strati della mia corteccia cerebrale il Fado comincia a penetrare in profondità. E allora il mondo si allontana, i miei sensi di ritraggono e la realtà sbiadisce. Immagini evocate dalla musica si fanno strada nel buio, ricordi di luoghi mai visti, ombre di persone sconosciute, qui tutto è possibile.
È il “Rifugio”. Un non luogo del quale solo io ho le chiavi; qui c'è tutto, il passato, il presente e il futuro, la verità e le bugie, l'amore e l'odio, il desiderio, la brama, il potere, il sesso. Qui ci sono io.
La musica scorre, ma non la sento più. Il tempo passa, ma non conta.
La sirena della nave da crociera in partenza rompe la magia col suo fragore assordante che rimbomba tra le colline della baia e ritorna con la sua eco mille volte.
Le palpebre si sollevano. Davanti ai miei occhi il cielo gremito di stelle dei Caraibi.
Quanto tempo è passato? Forse meno di un'ora.
La grande nave ha lasciato gli ormeggi, ora sta facendo manovra in mezzo alla rada, il rumore cupo e profondo dei motori riempie l'aria e le sue luci dai mille colori accendono la notte. Gli altoparlanti chiamano la truppa alla cena.
È tempo di andare.
“Off”.

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