Catamarano Homaok.
15/03/2010
The Baths, BVI
Cinque Miglia di mare separano Trellis Bay, Beef Island, da The Baths, Virgin Gorda.
Lunedì, il vento durante la notte è sparito. Appena alzato il paesaggio narra di barche immobili adagiate su uno specchio di acqua. Guardando dalla coperta sembra di trovarsi al di sopra di una vasca nell'acquario di Genova. I pesci nuotano sotto di noi, sono tanti e di molte varietà diverse, i fili delle alghe si distinguono chiaramente e adagiate sul fondo sabbioso alcune stelle marine rosse scivolano lentissime intente a rovistare nella sabbia per procurarsi la colazione. Il cielo è completamente sgombro di nuvole, si preannuncia una giornata bella e calda, l'ideale per visitare uno dei luoghi più caratteristici dell'arcipelago.
Con i motori a 1700 giri Homaok se ne va tranquillo a 5,5 nodi, nessuna fretta, in meno di un'ora saremo arrivati, sono le sette e mezzo e il Drake Channel è già un brulichio di barche, oggi niente vele, si caricano le batterie e si fa andare il frigo.
Quando arriviamo, le boe, davanti alla spiaggia e alle formazioni rocciose, sono già tutte prese, ma non importa, gettiamo l'ancora in dodici metri di acqua, una cinquantina di metri basteranno, non è un ormeggio per la notte e il vento ancora non si vede.
The Baths, i bagni. Se avete visitato le Seychelles o siete stati in vacanza all'isola di cavallo, potrete certamente farvi un'idea del luogo. Tre piccole spiagge dalla sabbia fine e bianchissima, separate le une dalle altre da giganteschi massi di granito, appoggiati uno sull'altro, che creano grotte e camminamenti all'interno dei quali l'acqua di mare cristallina penetra creando un paesaggio veramente suggestivo. I massi sono sparsi un po' dappertutto, anche davanti alla spiaggia e creano delle piscine naturali dal fondo sabbioso nelle quali non fare un tuffo è un vero e proprio sacrilegio. I colori, oggi tutto il blu del cielo si specchia in queste acque, creando giochi di luce che vanno dall'acqua marina allo zaffiro più intenso, passando per tutte le tonalità dei topazi azzurri che la natura è riuscita a creare.
Abbiamo atteso parecchi giorni prima di venire a visitare questo tempio del mare, proprio nella speranza di trovare quello giusto e la pazienza è stata ampiamente ripagata, purtroppo, a guastare lo straordinario effetto, la ressa di turisti, veramente troppi.
Anch'io, come molti altri, lavoro con i turisti, quindi al contrario di molti skipper che prediligono mete più lontane e solitarie, non trovo nulla di male in tutto questo, ma oggi, al folto gruppo arrivato con la propria barca, si è aggiunto un numero incredibile di persone portate dalle gite organizzate delle navi da crociera, centinaia e centinaia. Camminare tra le pietre nelle strette caverne è diventato caotico.
Il prezzo che si deve pagare per visitare un luogo unico al mondo.
A terra l'ormeggio ai dinghy è vietato, ci sono delle boe per loro, è molto divertente vedere, allora, i barconi carichi di gente fermarsi ad una cinquantina di metri dalla spiaggia e i turisti, di tutte le età e taglie, prima caricati su gommoni e poi buttati in acqua a pochi metri dal bagnasciuga, coi loro bei giubbotti galleggianti rossi. Scene da sbarco in Normandia.
Diego ha la sua fedele macchina fotografica, per evitare di fare gli ultimi metri a nuoto noi sbarchiamo in Kayak, a bordo di Homaok ce ne sono tre, due singoli e uno doppio, due rosso Ferrari e uno giallo Lamborghini. Due colpi di pagaia e siamo a terra perfettamente asciutti; subito appena arrivati un turista inglese, dalla pelle rosso fuoco bruciata dal sole che picchia rovente, ci chiede dove lo abbiamo noleggiato, succede ogni volta.
Il percorso tra le rocce è mozzafiato, bisogna però prestare molta attenzione alla testa e a dove si mettono i piedi, in certi punti è molto stretto e basso, la sabbia copre tutto e rende il fondo scivoloso. In Europa siamo abituati a considerare l'incolumità dei visitatori molto importante, ma qui tutto è lasciato nelle mani di Dio, non ho idea di quanti piccoli incidenti avvengano in un anno, ma solo davanti ai miei occhi ho visto volare per terra parecchia gente, niente di male, qualche livido, trofeo da mostrare agli amici al ritorno a casa.
Se avrete tempo di dare un'occhiata alle foto pubblicate sul sito potrete meglio capire cosa intendo per meraviglioso, quando devo dare un aggettivo a questo luogo.
La mattina vola e alle due del pomeriggio salpiamo l'ancora. Il vento alla fine non è arrivato, ma il tempo è scaduto e bisogna tornare a Tortola. Per allungare un po' il ritorno decidiamo di costeggiare le isole di Sud Est dell'arcipelago, quindi passiamo accanto a Ginger Island, piccola e disabitata; a Cooper Island, con il suo villaggio turistico piuttosto esclusivo e il campo boe è una delle rade più apprezzate e frequentate; a Salt Island, piccola isola con in centro una salina abbandonata, in uso già nel 600', forniva il sale alle navi che dovevano affrontare la traversata di ritorno per l'Europa, ora, con la sua minuscola rada davanti alla spiaggia dominata da un vecchio pontile cadente è a mio parere una delle più suggestive. La notte tutti se ne vanno e rimanere unica barca alla fonda, riporta le lancette dell'orologio indietro, perfetta per una notte romantica al chiaro di luna.
Infine la rada di Road Harbour a Tortola ci accoglie, con le sue strutture moderne non si può dire che sia bella, ma ormai mi è familiare ed è un po' come tornare a casa.
Alla prossima.
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