Catamarano Homaok.
25/03/2010
Tortola, BVI
Digressione.
Buio. Sono le tre del mattino. Neanche un alito di vento. L'acqua qui nella rada di Road Harbour è completamente ferma. Sono stato svegliato da una zanzara che vista l'assenza di vento deve aver deciso di tentare la traversata fino alla mia cuccetta, forse devo farmi una doccia. Dopo essersi riempita l'addome del mio sangue ha preso il volo per andare a rifugiarsi in qualche angolo del catamarano, ma così appesantita ha deciso di passare vicino al mio orecchio, avete presente il rumore di una zanzara a pieno carico? La mia mano è partita ancora prima che fossi completamente sveglio e la piccola bastarda ha finito la sua vita spiaccicata contro la parete della cabina. Ora però bisogna ripulire.
Così mi sono alzato.
Passando davanti alla porta ho deciso di dare uno sguardo fuori, non si sa mai.
Il silenzio è totale. Le barche alla fonda sono tutte girate diversamente le une dalle altre. Le catene perfettamente verticali. La Luna sta tramontando, è a metà. La sua luce, comunque vividissima, illumina le basse colline che circondano la rada. Nuvole bianchissime risaltano in pieno contrasto col cielo nero sullo sfondo, stelle di ogni genere e dimensione riempiono la volta, tra tutte spicca la costellazione di Orione, che da quando sono partito domina tutte le mie notti.
In questi momenti di grande silenzio, ci si rende conto di quanto l'umanità, anche qui ai Caraibi, sia rumorosa. Spicca tra tutto, la mancanza del rumore del traffico, quel continuo fruscio che riempie la nostra vita, scotto da pagare per avere l'immensa libertà che le auto ci danno, forse.
Un suono non manca, un canto che qui a Tortola sento di giorno come di notte, arriva da ogni direzione, alcune volte è talmente vicino che sembra nascere da sotto lo scafo, altre giunge da lontano, sulle colline. È il canto dei mille galli che vivono liberi su quest'isola.
Lo so. Con un preambolo simile aspettavate qualcosa di più poetico, meno banale, ma dovete essere qui con me, ora, alle tre del mattino di una notte senza vento, per comprendere che questo canto qualcosa di poetico ce l'ha.
È una nota triste che attraversa lo spazio, rimbalza sui colli poi torna indietro, un richiamo dalle mille risposte, che ridonda nelle mille gole dei mille galli.
Forse è il simbolo che ben rappresenta lo spirito di questa terra, dei suoi abitanti. Gente tranquilla, onesta, lavorano di giorno, la notte se ne stanno chiusi nelle loro case con le loro famiglie. Vi siete chiesti perché ci siano tanti galli e tante galline liberi di muoversi per le strade e i parcheggi? Sono veramente dappertutto, non hanno assolutamente paura degli uomini, capita a volte di vedere le auto ferme in colonna, nel centro della città, in attesa che la chioccia con i suoi pulcini attraversi la strada. E nessuno si attacca al clacson innervosito per la lunga attesa. Uomini d'affari in giacca e cravatta, chiusi nei loro immensi Pickup con l'aria condizionata, fermi a fianco del ragazzino diciottenne a bordo della sua auto taroccata, con l'autoradio in palla, se ne stanno li tranquilli, mentre la piccola processione pigolante passa davanti alle loro ruote, se si accorgono che li guardi incuriosito, ti fanno un cenno di saluto.
Ecco. Un cenno di saluto.
Camminare per le strade delle BVI vuol dire salutare ed essere salutati da tutti. Nessuno ti passa accanto senza un “good morning”, senza un “hi”, senza un cenno della mano o anche solo della testa.
Non venitemi a dire che tra barche ci si saluta anche da noi, perché per esperienza so che gli unici che non rispondono mai ai cenni tra skipper sono proprio gli italiani. E così anche per strada, al mio paese per strappare un saluto bisogna bloccare il passaggio, mettersi in mezzo e comunque anche così devi essere il primo a salutare, non sia mai che l'altro abbassi la guardia.
Ho fatto il farmacista per sette anni, a fianco di mia madre e ancora fino all'ultimo giorno se incontravo un cliente per strada dovevo faticare sette camicie per strappargli non dico un saluto, ma neanche un cenno di riconoscimento: « ma come? Sei appena uscito dal mio negozio, ti ho appena venduto la crema per le emorroidi e ancora non sai chi sono? »
Provate a lasciar libere delle galline in centro a Milano e alla sera avrete brodo di pollo per cena. Ammesso che non vi rubino i cadaveri delle poverette.
Ma allora chi sono gli abitanti di queste isole? Perché sono così diversi da noi?
Arrivando a Saint Martin, tre mesi fa, io e Diego abbiamo legato con la solita cimetta di corda il gommone alla banchina del marina, quando si avvicina a noi un marinaio inglese anche lui appena sbarcato che ci dice: « non potete lasciare il gommone legato così, con quella corda, dovete comprare un cavo di acciaio col lucchetto, come il mio, qui non siamo mica alle BVI! » .
Un altro esempio: a Saint Thomas, appena arrivati a Charlotte-Amalie, legato il gommone col nuovo cavo di acciaio, per andare in centro bisogna passare accanto a delle panchine pubbliche, sopra di queste due o tre barboni dormono regolarmente tutti i pomeriggi e le notti.
Qua alle BVI, in tanti mesi di permanenza non mi è mai capitato di vedere un questuante, mai. I gommoni vengono legati con delle corde. Le auto sono lasciate nei parcheggi aperte, oppure col motore acceso per l'aria condizionata, comunque una brutta abitudine, nessuna viene rubata.
Nessun problema a lasciare le barche in rada, niente ceffi per strada, niente facce strane in giro alla notte. E questa è la città più popolosa, potete immaginare le isole vicine.
Solo gente che saluta.
Ora forse è chiaro perché ci siano tanti polli ma niente pollai!
Good Morning.
Nessun commento:
Posta un commento