lunedì 15 marzo 2010

Catamarano Homaok.

13/03/2010

Anegada, BVI

Immaginate una lunga isola, 17 Km, alta nel suo punto massimo 8 m. immaginate una barriera corallina lunghissima, che si estende per miglia, mantenendosi invisibile, appena sotto la superficie del mare, una trappola che nei secoli ha fatto 300 relitti, 300 naufragi, 300 storie di uomini finite tra i flutti. Immaginate questa striscia di sabbia, abitata da 350 persone, bianchi, neri e ispanici, poche case, un albergo e quattro ristoranti, tre pontili e un piccolo aeroporto.
Questa è Anegada.
Gli spagnoli l'hanno chiamata la sommersa, poi hanno scoperto quanto i suoi Reef fossero pericolosi e anche noi nell'entrare nella sua unica e stretta passe, seguendo il percorso segnato da poche boe, in mezzo a banchi di sabbia e coralli, abbiamo provato una stretta al cuore, soprattutto quando l'ecoscandaglio ha cominciato a segnare profondità di un metro per poi scendere ancora, ottanta centimetri, ma Homaok pesca 1,20 m, non sarà pericoloso? Per fortuna l'eco è settato su -1 m, significa che quando segna 0,80 m, la profondità reale è 1,80 m. Comunque con l'acqua così trasparente, 60 cm sotto la chiglia sembrano davvero pochi, il margine è basso, gli errori fatali.
Una volta dentro la laguna un campo boe aiuta i naviganti a trovare un ancoraggio sicuro per la notte.
Questo è l'unico atollo corallino di questa parte dei Caraibi, una volta terminate tutte le manovre e messo il catamarano in sicurezza possiamo alzare lo sguardo e davanti a noi lo spettacolo è davvero particolare. Uno specchio d'acqua piatto, senza confini tangibili, in lontananza, a circa dodici miglia si scorge la sagoma di Virgin Gorda in tutta la sua altezza, chiazze scure in mezzo all'azzurro segnalano i banchi si corallo e le secche, a est, appena sopra l'acqua, una striscia di sabbia con pochi alberi aghiformi e le strutture di legno del pontile dell'Anegada Reef Hotel, vero centro, oltre al piccolo paese di quattro case, dell'isola. Qui arrivano tutte le barche e da qui partono i taxi per le spiagge e i ristoranti che si trovano dall'altra parte.
Scendiamo a terra, appena attraccato il gommone al pontile una bella sorpresa, una gabbia galleggia al nostro fianco piena di aragoste giganti, forse per cena...
Non venite ad Anegada per cercare grossi centri e villaggi super attrezzati, qui la natura è padrona di ogni cosa, i servizi sono ridotti al minimo.
Venite ad Anegada per vedere il Reef, per immergervi tra i relitti, per osservare gli aironi che sonnecchiano nella laguna salata che occupa il centro dell'isola, le spiagge vuote dalle acque placide; venite per godere della tranquilla accoglienza dei suoi abitanti, per sedervi su una roccia con accanto una grande Iguana che scalda il suo sangue al sole; venite per il cielo, blu di giorno, gremito di tutte le stelle del firmamento di notte.
Io e Diego decidiamo di fare il giro dell'isola in bicicletta. “È piatta”, penso io, “che fatica vuoi che sia”. Noleggiate le bici, mezza giornata, mezza tariffa, saltiamo in sella e via, pedalare.
Al primo incrocio giriamo a sinistra, direzione la punta Ovest. Percorsi pochi chilometri l'asfalto cede il posto alla sabbia. Pedalare sulla sabbia? Ma si, avanti. Sono le due del pomeriggio, niente pranzo, niente acqua, la strada è piatta, ma le ruote non scorrono, inoltre il cambio di entrambe le bici è bloccato sulla marcia alta. Che fatica! Ma ad un certo punto, arriviamo sulla punta, la strada finisce, davanti a noi quattro casette costruite sulla sabbia, due abitate, due letteralmente affondate in mare. La spiaggia si è ritirata e le onde sono arrivate alle fondamenta. Di queste una è sul punto di crollare, ma l'altra, pur avendo raggiunto un'inclinazione di almeno 30 gradi, ha sulla veranda sedie e tavolo da giardino, guardando bene sembra ancora in uso. Dimenticavo... Siamo ai Caraibi.
Il ritorno è una battaglia, le ruote affondano nella sabbia, inoltre il traffico di taxi è aumentato e gli autisti sorridenti ci fanno ciao divertiti. Chi si immaginava che la strada a parte pochi chilometri non fosse asfaltata. Comunque mi è piaciuto moltissimo. La laguna salata interna è insolita, il colore del terreno bruno rossastro, sembra bruciato dal sole, la fauna incredibile.
Credo di aver colto lo spirito dell'isola.
La sera tutti gli equipaggi delle barche sono al Reef Hotel, si cena ad aragosta grigliata in vecchi barili di lamiera arrugginiti e trasformati in barbecue, un calice di vino, buona musica e la magia è fatta...

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