Catamarano Homaok.
14/03/2010
Beef Island, BVI
Ormai da parecchie settimane il mio orologio biologico mi da la sveglia alle 7:00. Il sole è basso all'orizzonte, ma il caldo comincia già a farsi sentire. Intorno a me la vita sulle altre barche è in pieno fermento. C'è chi si guarda in giro in pigiama, chi, seduto in pozzetto, si dedica alla colazione; qualcuno fa il bagno. I più mattinieri sono alle prese con l'ancora e se guardo verso Virgin Gorda vedo delle vele in avvicinamento. Il vento soffia da Sud Ovest, circa 15 nodi. Tempo ottimo.
È domenica. Anegada di solito è la tappa intermedia del giro delle BVI, la maggior parte delle barche vi arriva tra il giovedì e il venerdì, sono le crociere di una settimana, oggi sono in rada i viaggiatori con più tempo. Molti di loro hanno quindici giorni, altri tutto l'inverno. Numerosi sono anche i navigatori che arrivano dall'Europa, per loro il tempo non conta.
Uno sguardo verso l'isola: anche a terra la gente si alza presto, sulla spiaggia c'è una coppia di turisti a passeggio, sul molo del Reef Hotel un uomo sta pulendo il pesce. Avevo già fatto caso, ieri quando siamo scesi a terra, che sul molo c'era una piattaforma con un banco di legno, col caldo del pomeriggio l'odore che proveniva dalle assi macchiate era notevole. Ora osservo quell'uomo, che con la calma propria degli isolani estrae i pesci da un secchio, li prepara per il pranzo. Intorno a lui volano dei piccoli uccelli dalle piume bianche e nere, aspettano le viscere che lui butta in mare man mano che il lavoro procede. Poi con due secchiate di acqua salata tutto è perfettamente lavato.
Il silenzio è assordante.
Fatta colazione, decidiamo di lasciare l'ormeggio, prossima tappa Beef Island.
Appena fuori dalla passe, tutta la randa è issata. Fuori il Solent, si va di bolina stretta, tanto per cambiare. Protetti dal basso reef che si prolunga fin quasi a Virgin Gorda, l'onda è bassa, Homaok procede spedito tra i 7 e gli 8 nodi. Siamo gli ultimi a lasciare l'isola, forse per quest'anno non torneremo.
Beef Island si può considerare una sorta di prolungamento a Est di Tortola, alla quale è collegata da un ponte, vi si trova l'aeroporto Internazionale. Nella sua costa Nord sono presenti due belle spiagge e una rada, Trellis Bay, molto ridossata. Di fronte infatti c'è un gruppo di piccole isole, Guana Island, Great Camanoe, Little Camanoe e Scrub Island, che chiudono lo specchio di acqua a ogni vento. In teoria si può buttare l'ancora ovunque, stando solo attenti alla zona delimitata da boe di fronte alla pista di atterraggio, un aereo potrebbe portarvi via l'antenna del VHF. Comunque la maggior parte degli Yacht a vela preferisce l'ormeggio alla boa nella piccola Trellis, tra la spiaggia ed un piccolo isolotto scoglio sul quale sorge un ristorante. A terra trovano posto delle strutture di legno con un negozio di artigianato locale, molto ricco, un piccolo bar con palco all'esterno dal quale si fa musica dal vivo praticamente tutte le sere, un minimarket e, spostato più a est, un ristorante sulla spiaggia, molto intimo.
La caratteristica più interessante di questo piccolo angolo suggestivo è che dal molo di attracco dei gommoni e l'entrata dell'aeroporto ci sono 200 metri di strada. È divertente quindi osservare i turisti che arrivano a piedi col trolley al traino, presentarsi al molo di legno, saltare sul gommone che li attende e partire, il colore della loro pelle, l'espressione stanca e stressata del viso in netto contrasto con chi fa il percorso inverso, ma l'umore certamente migliore. Un bel modo per cominciare l'avventura.
Se la fortuna vi da una mano potreste capitare in questa baia con la luna piena, allora potrete assistere al Full Moon Party, quando sulla spiaggia alcune sculture metalliche vengono incendiate, tutto l'ambiente si illumina delle luci dei fuochi e la festa in puro stile figli dei fiori anni settanta prende il via. Tutto molto chip, non dimenticate le infradito.
Durante il pomeriggio assolato e senza vento io e Diego facciamo una passeggiata sulla spiaggia che circonda la rada, la piccola striscia di sabbia è molto stretta, alle sue spalle una boscaglia incolta, con sparse qua e là alcune palme, a creare piccoli angoli di ombra. Diego con la macchina fotografica in pugno, sempre pronto a cogliere qualche bella immagine, io con le mani intasca, mica si deve sempre lavorare! L'acqua della rada è assolutamente immota e limpidissima, il mio sguardo cade su una piccola cassetta di legno abbandonata tra i pezzi di corallo e i resti delle numerose conchiglie, mi vengono in mente i brutti tiri di Unabomber sulla costa adriatica, vuoi vedere che anche questa è pronta a esplodere? Ma la curiosità è troppa. Tolgo il fermo e sollevo il coperchio col piede, tenendomi il più lontano possibile, mica scemo! La scatola però si ribalta e tintinnando ne escono numerosi oggetti di metallo, sono punte, un kit di punte di trapano per il legno. Tutte in ottimo stato, senza un filo di ruggine, ora sono mie. Il mare restituisce ciò che ha preso, chissà quando? Chissà a chi?
Al nostro ritorno le cinque sono arrivate e come al solito il ristorante bar si riempie per l'Happy Hour, i gommoni ormeggiati sono tanti e altri ne stanno arrivando, la voglia di tornare al catamarano sfuma, si fa strada lo spirito di gruppo. La gente è simpatica e, come sempre quando è in vacanza, ha voglia di fraternizzare, ci sediamo al tavolo con un gruppo di canadesi, della costa Ovest, venuto a svernare, e in anglo-franco-italo-milanese ci facciamo due chiacchiere. Conoscere le lingue è importante!
La sera arriva, la musica comincia ed è ancora magia.
Descrizioni che vanno oltre il particolare...fanno rivivere ogni momento, ogni luogo e si riesce a provare con la mente seduti con lo sguardo all'orizzonte anche l'assordante silenzio di un inizio giornata..sempre più voglia di mare, di barca e di BVI...grazie Claudio!!!
RispondiEliminagrazie. il regalo piu` grande e` l'averti trasmesso queste sensazioni.
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