Catamarano Homaok.
08/03/2010
Tortola, BVI
Tre giorni di pioggia continua e vento da nord con raffiche di trenta nodi. Anche i paradisi caraibici certe volte sanno farsi odiare. Con questo tempo non viene voglia di andare a terra col gommone, per farmi la doccia preferisco l'acqua calda del bagno, non rimane che starsene rintanati in quadrato mentre il catamarano va a destra e sinistra tirando sull'ancora come un matto. Per fortuna siamo a Road Harbour, la grande rada è ben protetta e il fondo buon tenitore.
Con tutto questo tempo a disposizione, fatta qualche piccola manutenzione, che non manca mai, mi ritrovo seduto sul divano col computer davanti, una buona occasione per parlare di Homaok.
Nel 2002 Stéphane Peyron, fratello minore di Loïck, afterguard di Alinghi nell'ultima Coppa America, e di Bruno, detentore della coppa Jule Verne, ottenne da una grossa rete televisiva francese un contratto per filmare il suo giro del mondo in barca. Lo scopo principale era quello di fare una serie di documentari sui popoli primitivi che già aveva visitato nei suoi viaggi precedenti; viaggi per i quali aveva raggiunto la notorietà.
Incassato un cospicuo assegno come caparra, si mise alla ricerca della barca giusta e dopo averne visitate alcune si convinse di averla trovata in un catamarano Lagoon 55 del 1990, appartenuto ad una famiglia francese, con poche miglia alle spalle. Subito iniziò un intenso e profondo lavoro di ristrutturazione: sartie, motori, sail drive, comandi motore, roll-bar posteriore per reggere il gommone e le antenne per la trasmissione satellitare, capottino sopra il pozzetto, riverniciatura di tutto il catamarano, sistemazione degli interni, fece persino riverniciare di rosso le vele, disegnandoci sopra il suo logo personale, un uomo che regge il mondo. Insomma, rifece la barca da capo a piedi, da prua a poppa, senza dimenticare niente. Ciliegina sulla torta fece montare in testa all'albero una coffa di acciaio, per poter filmare dall'alto l'entrata nelle passe.
Tutto questo lavoro riportò il catamarano a nuova vita, quindi ci voleva un nome nuovo; nacque così “Homaok”.
Il destino a volte gioca brutti scherzi, fu così che un riassetto societario del gruppo televisivo portò all'annullamento del contratto. Il viaggio non si faceva più.
Il catamarano fu destinato al Charter, cambiò proprietario e nel 2009 venne affidato a me e a Diego. Il giro del mondo per il quale è stato attentamente preparato è riprogrammato. Si parte nel 2011.
Grazie Stéphane.
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