Catamarano Homaok.
30/03/2010
Tortola, BVI
Oggi, per la serie “Le Dogane”, vi parlerò della nostra avventura a St. Thomas, USVI.
Tutto ha inizio il 24 gennaio di quest'anno. Un mese è passato dal nostro arrivo alle Isole Vergini Britanniche e il nostro permesso di soggiorno è in scadenza. Niente di grave, come ci ha spiegato un ufficiale dell'immigrazione, si tratta di fare l'uscita dalle BVI, andare in un altro stato, farsi timbrare i passaporti, poi tornare e rifare l'entrata qui, per un altro mese saremo a posto.
Decidiamo allora di andare alle Isole Vergini Americane, che si trovano proprio dall'altra parte del Drake Channel, a meno di dieci miglia.
Io e Diego abbiamo i passaporti nuovi, quelli colo Chip elettronico e da quello che ci hanno detto non abbiamo bisogno del visto. Quindi, fatta l'uscita dalle Isole Britanniche e pagati i nostri bravi 10$, via l'ancora, su tutte le vele, si va in America.
Dopo una stupenda veleggiata con vento fresco della durata di poche ore, arriviamo a Charlotte-Amalie, capitale delle USVI.
Si getta l'ancora in un'ottima rada, ben protetta e dal buon fondo, poi si scende a terra per fare dogana, meglio non scherzare, la severità degli americani è nota a tutti. Qui il posto per il gommone c'è, ma si trova a circa cinquecento metri dagli uffici, che sono sul lungomare dalla parte opposta della rada, sulla banchina dei traghetti.
Una volta entrati, ci troviamo davanti ad ufficiali di polizia, tutti armati di pistola e manette, ma non molto atletici, scusate il solito eufemismo. Le loro facce esprimono una certa perplessità nel vedere i nostri passaporti. Ci chiedono se siamo mai venuti sul suolo americano: mai, rispondiamo noi e cominciamo ad essere preoccupati. Ci chiedono il visto: Diego, allora in inglese passabile, gli spiega che con questi passaporti non serve. A questo punto arriva un ufficiale più alto in grado, che prende in mano la situazione e i passaporti, poi molto gentilmente ci spiega che non abbiamo bisogno del visto se arriviamo in aereo o in traghetto, cioè con mezzi pubblici, ma che se arriviamo con una barca privata, si. Lui non può far niente, dobbiamo lasciare immediatamente le isole. Nel frattempo ci mostra un form verde (ndr: il solito modulo da compilare, quello che chiede se abbiamo mai avuto malattie rare o siamo intenzionati a compiere atti terroristici), senza quello, che viene consegnato sui mezzi, non può timbrare il passaporto. Noi siamo sbigottiti, perché non ci da lui quel form, così lo compiliamo e si sistema tutto. Non può. È irremovibile. L'unica cosa che possiamo fare, ci consiglia, è di andare alle BVI e tornare l'indomani col traghetto. A questo punto, col form consegnato sul traghetto, ripresentarci da lui, che sarà felicissimo di timbrarci il passaporto. Io e Diego siamo allibiti. Con noi, negli uffici c'è anche uno skipper Brasiliano con la moglie, che ci consiglia di attaccarci ad internet, compilare il form in rete e stamparlo, poi tornare alla dogana, che deve farci entrare.
Torniamo su Homaok. Dalla barca si prende la rete wifi di un albergo nelle vicinanze, ci colleghiamo al sito dell'ambasciata americana, compiliamo il form, otteniamo dal computer il nullaosta all'entrata e verso le quattro del pomeriggio siamo di nuovo alla dogana.
La meraviglia degli agenti nel vederci ancora li è tanta, ma anche il disappunto. Mostriamo loro il form stampato dal computer, ma loro non lo accettano. Ritorna l'ufficiale della mattina, è decisamente contrariato. Quel form non va bene nel nostro caso, non se arriviamo con una barca privata. Dobbiamo andarcene, prendere il traghetto e tornare.
Decidiamo di andare a Saint Martin. Non possiamo più tornare alle BVI, tra le isole non si naviga col buio e la sera è ormai alle porte. Colmo della sfortuna, nel pomeriggio il vento è aumentato e arriva proprio da Sud-Est, la nostra direzione. Randa con due mani, fiocco leggermente avvolto, ci predisponiamo ad una lunga bolina che durerà tutta la notte. Col primo bordo, a mezzanotte, siamo a cinque miglia da Saint Croix, sempre americana, via al nuovo bordo, alle tre siamo davanti a Peter Island, BVI, non si procede, un altro bordo e alla mattina, decidiamo di averne abbastanza, siamo ancora al traverso delle BVI, il vento nella notte ha toccato i quaranta nodi, il mare è molto mosso, ma chi ce lo fa fare! Invertiamo la rotta, Torniamo a Tortola. Gettata l'ancora, senza andare a far dogana, prendiamo il primo traghetto per Saint Thomas, 90$. Il vento è calato e il sole picchia, il viaggio si dimostra una bellissima passeggiata nell'arcipelago, il traghetto sfiora isole e bassi fondi e in meno di un'ora siamo davanti al banco controllo documenti di Charlotte-Amalie, col form verde e il passaporto in mano. « Hi Guys! » , i doganieri ci vengono incontro come vecchi amici alla festa del liceo, gli altri turisti ci guardano incuriositi, non capiscono. Arriva l'ufficiale tutto sorridente, stretta di mano, fotografie, controllo delle impronte e finalmente timbro sui passaporti, per tre mesi saremo i benvenuti!
Ora non ci resta che tornare alle BVI, sempre col traghetto, prendere Homaok e venire di nuovo.
Arrivando a Tortola col traghetto, però c'è da fare di nuovo dogana. Come prenderanno gli Inglesi la nostra sortita in America? Non troppo bene. Le facce sono scure, le teste scosse: la prossima volta, arriva la paternale, dovete fare l'uscita prima di prendere il traghetto. Non sanno che non potevamo, perché l'avevamo già fatta il giorno prima con la barca. Comunque le autorità locali sono più propense a chiudere un occhio con i turisti, ce la caviamo con poco, il solito form da compilare e il passaporto è di nuovo timbrato. Ora possiamo rimanere un altro mese, non abbiamo più bisogno di tornare alle USVI.
Conclusione.
Prima di avventurarvi in uno stato nuovo informatevi bene sulle pratiche doganali e sulla necessità o meno del visto.
Al momento di prendere il traghetto a Tortola, l'addetto della biglietteria fa passare il passaporto in un lettore ottico per verificare i dati al computer, molto probabilmente è questo quello che voleva fosse fatto l'agente americano, il sistema centrale in questo modo accerta la provenienza delle persone, verifica che con una barca privata non può essere fatta.
Ora per tre mesi possiamo andare e venire dalle USVI, ogni volta passando dalla dogana, però gli americani non chiedono soldi, ogni volta ricevuti con un sorriso di riconoscimento, le isole sono molto belle e sarebbe stato un peccato rimanerne esclusi.
Ringrazio comunque gli ufficiali, sia delle USVI, che delle BVI, per la gentilezza e la pazienza, anche se continuo a non comprendere pienamente il significato di queste procedure burocratiche.
Hi Guys!
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